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Exhibitions

Below you can find a selection of texts related to my exhibitions and a series of links concerning Me and My Jobs available on the Internet.

Rome Art Week 2019 – DIMENSIONE PARALLELE
Salone monumentale Biblioteca Angelica – Roma

Rome Art Week 2019 - DIMENSIONE PARALLELE
 

L’idea generale del progetto vuole rappresentare gli essere umani, nomadi, passeggeri di un mondo in continuo movimnto. Supportano lo sradicamento, la precarietà, differenza di comportamenti, idiomi, vivendo due mondi parallelli uno conosciuto e l’altro immaginario portando on loro la speranza di un cambiamento.

Descrizione dell’opera installazione composta di strutture, sculture, dipinti e piattaforme di elementi naturali.

Installazione Biblioteca Angelica Salone Monumentale a cura di: Roberta Melasecca

 

Maria Pacheco Cibils
Dimensioni parallele
di Roberta Melasecca

“Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può non sentirsi sulla terra niente altro che un viandante per quanto non un viaggiatore diretto a una meta finale: perché questa non esiste. Ben vorrà invece guardare e tener gli occhi ben aperti,
per rendersi conto di come veramente procedano le cose nel mondo; perciò non potrà legare il suo cuore troppo saldamente ad alcuna cosa particolare: deve esserci in lui stesso qualcosa di errante, che trovi la sua gioia nel mutamento e nella transitorietà.”

(Friedrich Nietzsche, Il viandante, Aforisma 638, Umano troppo umano)

Le scoperte scientifiche di Luigi Luca Cavalli Sforza sui cromosomi e i suoi studi sulla genetica delle popolazioni, sulle migrazioni dell’uomo e sulle interazioni tra geni e cultura hanno evidenziato come la comunità umana, dal tempo dei primi ominidi che lasciarono il continente africano circa 100mila anni fa per poi colonizzare il resto del pianeta, sia stata un continuum in perenne migrazione.
Esiste in noi l’essenza di qualcosa di errante, siamo viandanti diretti verso una meta forse inesistente, perché radicata in un itinerario intimo, “sacro”, dove il passato grava sul presente e contiene tutti i probabili accadimenti del futuro. Migrare, essere costantemente in cammino, caratterizza da sempre la condizione umana, è parte fondante della natura dell’uomo tanto da specificarne l’identità, è una categoria dello spirito ed imperativo etico, è tensione verso l’ignoto, scoperta di mondi esteriori ed interiori. E’ nuovo inizio, nascita e rinascita, e contemporaneamente abbandono e separazione. Già nella sua etimologia il verbo partire ha analogie con il verbo partorire: entrambi contengono il concetto di separazione e distacco ma anche l’immagine di un’era in divenire, di un risveglio, di un nuovo essere. Partorire deriva da pario a cui è collegato parare (acquistare, preparare) e separare (allontanare); partire deriva da parte e il suo significato è ripartire, distribuire le
parti e dunque separare.
La partenza, e più in generale il viaggio, lo spostamento fisico e spirituale, individua due dimensioni, non sempre consequenziali, ma spesso coesistenti – inizio e fine, nascita e morte, abbandono e acquisizione – che rappresentano visioni e realtà del processo di individuazione. Restare dentro e spostarsi: chi migra sfida il timore dell’abbandono delle certezze e del proprio habitat, supera e ridefinisce i confini, porta con sé storie legate al luogo primigenio e le attraversa in un tracciato di continuo movimento, immagina una evoluzione che plasma il mondo circostante.
Maria Pacheco Cibils conosce le peregrinazioni dell’anima e del corpo: spostandosi tra l’Italia, l’Argentina e il Portogallo sperimenta giornalmente dimensioni conosciute e inedite e la sua ricerca artistica è intrisa di volti, spazi e immaginari. Ogni sua opera è il risultato di una scelta decisa, della conquista di una autonomia, di una rinnovata coscienza di sé, di un’esperienza di conversione permanente. Negli spazi della Biblioteca Angelica, dove

sospeso è il momento in soglie invisibili, l’artista si insinua generando una sincronia di tempi e una stratificazione di luoghi.
L’installazione Dimensioni parallele definisce un percorso di pazienza e costanza, di struggenti distacchi e crudi abbandoni, di cambiamenti lenti e inevitabili; racconta di storie che esigono forme di duttilità e che testimoniano passaggi mutevoli. L’artista, migrando da sé, inscena e costruisce un progetto di vita aperto: attraversa un mare di differenti accadimenti e, stanziando in una condizione di permanente erranza, approda in sabbie ancora fluttuanti. Il dittico, che fluidamente si staglia all’interno di una struttura determinata, è il viaggio catartico della propria coscienza che procede in un sistema ciclico di andata e ritorno, fondando le radici nel gioco degli opposti e dei contrasti; mentre dall’ombra di ricordi e memorie, l’artista trafigge il piano spaziale attraverso un asse lineare materico da cui si odono voci lontane di disperazioni e speranze. L’utilizzo dei due
soli colori, bianco e nero, afferma l’evidenza di una dualità che non si risolve necessariamente in una serafica attestazione della realtà, ma accentua l’andare e il tornare verso i lidi dell’anima.
Dimensioni parallele non è dunque il riflesso di un’esperienza personale e privata dell’artista ma uno stato esistenziale collettivo, dove tutti ci riconosciamo migranti, per necessità o per il bisogno di ricercare orizzonti diversi e differenti punti di vista, per sopravvivere talvolta e non abbandonare le attese.

“E subito riprende / il viaggio / come / dopo il naufragio / un superstite / lupo di
mare.” (Giuseppe Ungaretti, Allegria di naufragi, 1917)

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Rome Art Week 2017 – FUOCO – ETERNITA’- SAPERE

Angelica Library – Gallery | Rome

Rome Art Week 2017 - FUOCO - ETERNITA'- SAPERE

In occasione di Rome Art Week 2017, la Biblioteca Angelica (MiBACT) presenta lunedì 9 ottobre 2017 alle ore 18, presso il Salone Monumentale della Biblioteca, l’installazione dell’artista argentinoportoghese
Maria Pacheco Cibils, “Fuoco – Eternità – Sapere”.
Maria Pacheco Cibils vuole, con la sua installazione, rendere omaggio ad un’istituzione che nei suoi quattro secoli di storia ha sempre rappresentato un luogo magico, teatro silenzioso di profumi ancestrali e riflessi dorati, sintesi della cultura secolare.

 

Attraverso il fi.toco, elemento primario, suggestivo e fondamentale della natura e della vita, che con la sua dualità brucia totalmente il superfluo lasciando soltanto l’essenza, emerge pura e intatta la verità, immortale ed eterna, come fiamma indistruttibile, rigenerando e purificando tutto al suo passaggio.

 

Il fuoco è agente di trasformazione, perché tutte le cose nascono in esso, e in esso tornano
(Eraclito)
Maria Pacheco Cibils è una designer e artista argentino-portoghese. Il suo lavoro spazia tra architettura di interni, ristrutturazioni, ambientazioni, scenografie, realizzazione di abiti, costumi di scena, oggetti d’arte e gioielli, pitture e installazioni. Ha realizzato numerose presentazioni e performance per pittori e fotografi; ha collaborato con prestigiose riviste, giornali e canali televisivi per rappresentazioni teatrali e di danza classica e contemporanea. Creatrice di vari marchi, ha sviluppato prodotti e grafica degli stessi in Argentina, Paraguay e Italia. Attualmente lavora tra Italia e Argentina.

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THE HISTORICAL REVIEW OF THE GIRANDOLA IN MUSICAL SYNCHRONY IN PINCIO – 29 JUNE 2017

La Girandola: In mostra : Fiamma Vitale a cura di Francesca Barbi Marinetti.

Quest’anno La Girandola, lo spettacolo più esplosivo di Roma, ospita un’opera d’arte dedicata al Fuoco dell’artista argentino-portoghese Maria Pacheco Cibils. L’occasione è stata offerta dalla Biblioteca Angelica, ed in particolar modo per volontà dalla sua direttrice Fiammetta Terlizzi. Non tutti sanno che tra le molte attività che L’Angelica svolge, oltre all’ordinario servizio bibliotecario, vi è quella delle esposizioni d’arte contemporanea nella Galleria al piano terra.

In queste prestigiose sale, tra maggio e giugno di quest’anno, l’artista Pacheco Cibils è stata presente con la sua prima personale in Italia dal titolo “Fuoco o della Rigenerazione” presentazione di di Barbara Martuscello. Tra i ventotto dipinti di grande formato appartenenti ad una serie dedicata ad uno dei quattro elementi naturali, il Fuoco, è stata selezionata la grande opera “Fiamma vitale” per la dinamicità e la mobilità vibrante di energia del gesto pittorico. Sono quadri dalle pennellate materiche e decise dove i colori del fuoco, in cui predomina il rosso vivo, rimandano alla potenza primigenia rigeneratrice. Il Fuoco, citando le parole dell’artista Maria Pacheco Cibils, è il simbolo della luce e del sole, della passione e della purificazione, è come l’Araba Fenice che bruciando si ricrea e si evolve, è ciò che unisce e separa la materia dallo spirito.

Un’immagine che ben accompagna l’atteso appuntamento con i fuochi barocchi della Girandola, così pieni di storia ma al passo con le nuove tecnologie tanto da offrire agli spettatori di oggi una rinnovata magnificenza.

STORIA DELLA GIRANDOLA

Si quid de arce S. Angeli dicam quae ex ignibus undequaque tam vivacibus tacque multis, ut ardens fornai unus putaretur, tum radiis in coelum usque porrectis, et sclopis pene non credendis, et girandulis tam  mire fabricatis, coruscabat, rutillabat, tonabat, ut omnes non minus ab aspectu quasi attoniti admirarentur, …………… ne coelum ipsum quid rueret.

PARIDE DE GRASSIS (1470-1528) ediz. Frati pg. 327

Se dovessi dir qualcosa su Castel S. Angelo, il quale a causa di fuochi da ogni parte così vivaci e così numerosi sembrava un’ardente fornace, quando per bagliori sino al cielo e per granate quasi incredibili e girandole cosi mirabilmente fabbricate, brillava, rosseggiava, rimbombava in modo che tutti si meravigliavano quasi attoniti ……………………..come che qualcosa facesse venir giù lo stesso cielo.

(Traduzione mons. Antonio Pelosi, sez. Latinisti Città del Vaticano)

 

Con queste parole Paride De Grassis, maestro delle Cerimonie Liturgiche di Papa Giulio II, descrive la Girandola intorno al ‘500. Successivamente altri maestri cerimonieri, tra cui Fulvio Servanzio e Paolo Mucanzio ci forniscono testimonianze preziose sulla complessa architettura della Girandola, descrivendone la sua straordinaria bellezza.

Nel suo trattato “De la Pirotechnia” pubblicato nel 1540, l’artigliere di Papa Paolo III, Vanoccio Biringuccio, descrive così “La Maraviglia del Tempo” : «Al terzo giro tirano molti razzi, i quali sono longhi un palmo che di poi sono andati in alto con una longha coda e che par gli habbino finito, schioppano, e mandan fuori sei o otto razzetti per uno, nella maggiore sommità del castello, dove è l’Angelo attaccato à l’arboro del stendardo, adattato una forma d’una grande stella, che contiene molti razzi».

 

Per capire perché uno spettacolo di questo tipo fosse tale da funzionare durevolmente e penetrare la storia di Roma, bisogna fare un salto indietro nel tempo passando in rassegna alcuni celebri personaggi che vi gravitarono attorno.

Pochi sanno che l’artista Bernardo Buontalenti (1531-1608), fortemente legato alla personalità di Michelangelo Buonarroti e al Rinascimento toscano, era soprannominato Bernardo delle girandole e Benedetto Buonmattei (1581-1648) membro dell’accademia della Crusca, l’Affumicato, proprio per la loro dedizione all’arte della pirotecnia.

Anche l’architetto Niccolò dei Pericoli detto il Tribolo (1500-1550) divenne famoso per le sue coreografie dei fuochi. La sua bottega era conosciuta in città per la fabbricazione di ordigni bellici dotati di punte metalliche: probabilmente è da questa sorta di ‘botti esplosive’ che derivò il soprannome ‘Pericoli’.

Questi personaggi, attraverso l’ideazione e la realizzazione di progetti pirotecnici, si adoperavano per celebrare la committenza dei nobili, poiché l’esecuzione dei fuochi d‟artificio a quel tempo era indice di forza e di potere.

E ancora M.A. Valena nel 1618 parla della Girandola concepita “a imitazione del vulcano Stromboli che vomita fiamme e foco”.

Fu nel 1481 per l’esaltazione al Pontificato di Sisto IV, che s’introdusse per la prima volta la Girandola, riproposta ogni anno per festeggiare eventi solenni, come la Santa  Pasqua, la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo e l’incoronazione del nuovo Papa. La Girandola non è un soltanto uno spettacolo pirotecnico, ma un evento ideato per esaltare la bellezza della fede e la vittoria gloriosa del bene sul male.

 

I più grandi artisti di tutti i tempi sono stati chiamati dai Pontefici per fare della Girandola un evento in cui luce e fuoco fossero i parametri simbolici che rimandassero alla purezza e alla bellezza della fede cristiana.

Molti celebri artisti e scrittori hanno esaltato la girandola: Charles Dickens, ad esempio, scrisse della bellezza e magnificenza dei colori, che rapivano gli spettatori; il poeta romano Belli le dedicò alcuni sonetti, tra cui “Er passetto de Castel Sant’Angiolo”, “Er confessore e “La ggirannola der ’34”, e ancora Haendel nel 1718 compose un’opera dal titolo “Music for the Royal fireworks”, e l’artista veneziano Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) autore de le “Carceri”, contribuì a renderla famosa dedicandole una serie di incisioni.

Molti scienziati e chimici si confrontarono con questa nuova forma d’arte, che trasforma la pietra con i suoi metalli in colori. Come l’accademico francese Abraham Bosse (1602-1676) e l’ingegnere lituano Casimir Siemienowicz (1600-1651), che nei loro scritti elencarono le prime miscele necessarie per ottenere colori ed effetti brillanti.

 

Nel 1851 la Girandola venne proposta al Pincio in tutta la sua nuova bellezza ad opera dell’architetto Vespignani, tuttavia, queste rappresentazioni erano a carattere saltuario e non più un appuntamento fisso. Ed arriviamo al 1887 dove la Girandola del Pincio assume nuove scenografie e spettacolarità mai raggiunte e il gruppo IX Invicta, studiando antichi schemi e relazioni, è riuscito ad elaborare le antiche scenografie ideate dall’architetto Ersoch e a riproporla in questa edizione del 2017.

 

Tratto da uno studio del cav. Giuseppe Passeri

 

La rievocazione oggi …

 

Il progetto della Girandola 2017 proporrà quelle scenografie fantastiche ideate dall’architetto Ersoch, anche senza l’apparato effimero. Gli artifizi pirotecnici pensati dal cav. Giuseppe Passeri saranno ideati per esaltare l’apparenza dei volumi degli edifici effimeri che ovviamente non ci sono, ma conferiranno in maniera illusionistica sostanza materica alle architetture effimere concepiti dal grande architetto Ersoch e rappresentati attraverso la magia del fuoco d’artificio, creando un vero gioco di disegni onirici, fantastici e di strutture, laddove c’è solo lo spazio e il nulla. Questa edizione sarà anche un passaggio della Girandola del futuro. Il gruppo Nona Invicta, infatti, si è immerso in profondi studi scientifici contemporanei, aventi come oggetto la scienza della luce. Si sa, pertanto, che sfruttando l’eccitazione delle molecole sotto una determinata temperatura, si generano radiazioni elettromagnetiche che cadono nella regione del visibile. La stessa cosa avviene nella preparazione degli artifizi pirotecnici, dove una giusta e attenta temperatura genera nella miscela determinati effetti che noi vediamo come colore. Conoscendo, dunque, determinati parametri si possono preparare colori ed effetti del tutto nuovi e futuristici, traguardo questo, raggiunto dopo lunghe prove e in modo empirico dal Gruppo IX INVICTA.

COMUNICATO STAMPA

29 GIUGNO 2017, TORNA LA RIEVOCAZIONE STORICA DELLA GIRANDOLA IN SINCRONIA MUSICALE AL PINCIO

L’undicesimo anno per il tradizionale spettacolo di fuochi d’artificio che celebra i patroni della Capitale con dedica a Gioacchino Ersoch e a favore  dei terremotati dell’Associazione “CAPODACQUA VIVA”.

Giovedì 29 giugno 2017 ore 21.30

 Piazza del Popolo

Giovedì 29 giugno, alle ore 21,30, in occasione della ricorrenza dei

  1. Pietro e Paolo, Patroni della Città di Roma, torna ad accendersi la Girandola sulla terrazza del Pincio.

La Girandola, con i suoi venticinque minuti di spettacoli pirotecnici, sarà eseguita in sincronia musicale sul repertorio musicale classico.

Ideata e realizzata dal Gruppo Nona Invicta, la manifestazione, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo, Acea, Associazione Metamorfosi, Agenzia Ninetynine, e patrocinata da Mibact, Comune di Roma, Pontificio Consiglio della Cultura, sarà trasmessa in diretta streaming e digitale terrestre su Èlive Roma, anche media partner dell’evento, con copertura nazionale.

L’edizione di quest’anno avrà come charity i terremotati di Capodacqua – Centro Italia – rappresentata dall’Associazione “CAPODACQUA VIVA” che sarà presente in piazza per la raccolta fondi a favore dei terremotati. Per i contributi: IBAN: IT 34 L 030 6913 5061 0000 0004 953

Il Presidente della Fondazione Terzo PilastroItalia e Mediterraneo, Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele afferma: “La Fondazione Terzo Pilastro è ormai da anni partner di questo suggestivo evento, particolarmente amato dai romani e motivo di stupita ammirazione da parte degli stranieri che in questa stagione affollano la città. Si tratta – come amo sempre ricordare – di un omaggio doveroso a quelle che sono le tradizioni più antiche e affascinanti della Capitale, come tali assolutamente degne di essere tramandate di generazione in generazione e salvaguardate dall’oblio. La Girandola, quest’anno arricchita dalla dedica esplicita a Gioacchino Ersoch, l’ultimo architetto pubblico a concepire nel 1887 uno spettacolo contestualizzato proprio al Pincio, porta con sé il valore del senso di appartenenza alla Città di Roma, arricchendone in maniera unica ed irripetibile l’offerta culturale di inizio estate”.

 

Federico Mollicone

Coordinatore del Comitato promotore de La Girandola

ʺCelebrare l’undicesima edizione al Pincio è un’emozione indescrivibile – dichiara Mollicone -, una sfida che c’eravamo ripromessi di portare avanti e che stiamo realizzando anno dopo anno. La dedica a Gioacchino Ersoch, ultimo dei grandi architetti pubblici a realizzare la Girandola proprio al Pincio, svela una pagina della nostra Storia culturale che era stata dimenticata per troppi anni. L’innovazione e la tradizione trovano mirabile sintesi nella Girandola uno spettacolo imperdibile per i romani e i turisti che ci ricorda la nostra identità cristiana e ci permette di celebrare la festa nel duplice aspetto sacro e profano ʺ.

 

Giuseppe Passeri

Ideatore e progettista della “nuova” Girandola

Il progetto della Girandola 2017 proporrà quelle scenografie fantastiche ideate dall’architetto Ersoch, anche senza l’apparato effimero. Gli artifizi pirotecnici pensati dal cav. Giuseppe Passeri saranno ideati per esaltare l’apparenza dei volumi degli edifici effimeri che ovviamente non ci sono, ma conferiranno in maniera illusionistica sostanza materica alle architetture effimere concepiti dal grande architetto Ersoch e rappresentati attraverso la magia del fuoco d’artificio, creando un vero gioco di disegni onirici, fantastici e di strutture, laddove c’è solo lo spazio e il nulla. Questa edizione sarà anche un passaggio della Girandola del futuro. Il gruppo Nona Invicta, infatti, si è immerso in profondi studi scientifici contemporanei, aventi come oggetto la scienza della luce. Si sa, pertanto, che sfruttando l’eccitazione delle molecole sotto una determinata temperatura, si generano radiazioni elettromagnetiche che cadono nella regione del visibile. La stessa cosa avviene nella preparazione degli artifizi pirotecnici, dove una giusta e attenta temperatura genera nella miscela determinati effetti che noi vediamo come colore. Conoscendo, dunque, determinati parametri si possono preparare colori ed effetti del tutto nuovi e futuristici, traguardo questo, raggiunto dopo lunghe prove e in modo empirico dal Gruppo IX INVICTA.

 

LA DEDICA A GIOACCHINO ERSOCH

Giunta all’undicesima edizione, come afferma Passeri nel suo progetto, la “maravigliaʺ del tempo è dedicata a Gioacchino Ersoch, l’ultimo architetto pubblico che nel 1887 realizzò proprio al Pincio una delle scenografie pirotecniche più affascinanti ed interessanti dell’epoca, l’ultima prima che la rievocazione scomparisse definitivamente nell’oblio. Fin dal 1871, continuando l’opera di Poletti, Ersoch si era occupato dell’abbellimento della passeggiata del Pincio. A partire dal 1887 gli spettacoli pirotecnici vennero riportati sulle terrazze pinciane anche perché la forte corporazione dell’alto magistero dei Focaroli che a Roma era molto potente premeva sul cambiamento del sito, affinché le nuove frontiere raggiunte nel settore pirotecnico fossero messe in mostra nella festa simbolo della Girandola, autentico palcoscenico in questo settore dell’intera Europa. Ne “La passeggiata del Monte Pincio ridotta a Villa Reale” del 1887 l’architettura che prende come schema i modelli esotici del Vespignani, era costruita da una grande facciata moresca con un grande padiglione centrale, affiancato da avancorpi e da due padiglioni di forme tra loro diverse, posizionate in modo autonomo lungo le rampe di risalita. Sarà proprio questa macchina pirotecnica a essere presa come oggetto di rievocazione storica dei fuochi d’artificio di quel tempo dal Gruppo IX INVICTA per la realizzazione della Girandola 2017.

L’appuntamento è dalle ore 20,00 in piazza del Popolo, con la Banda dell’Esercito Scuola Trasporti e Materiali della Cecchignola e una rappresentanza del reggimento dei lancieri di Montebello (8°)

per l’intrattenimento del pubblico.

Durante l’attesa de la Girandola l’attore e presentatore Daniele Coscarella, voce ufficiale de La Girandola, gestirà il programma che alternerà i saluti istituzionali e degli sponsor a dei momenti di spettacolo con Nausicaa Policicchio riconosciuto soprano drammatico, con una rilevante carriera internazionale, che si è esibita anche nel concerto per Papa Francesco in Vaticano. Alla musica si uniranno le letture di Leonardo Petrillo, attore regista e autore teatrale che leggerà dei brani sulla Girandola.

LA III Edizione “La Coppa della Girandola”

 

Torna quest’anno alle 17,30 la terza edizione de La Coppa della Girandola, la tanto attesa regata di canottaggio istituita nel 2015 dal Reale Circolo Canottieri Tevere Remo con il supporto del Comitato Regionale Lazio della FIC e la partecipazione dei Circoli Storici romani.

Alla competizione parteciperanno- per assicurarsi l’ormai prestigiosa Coppa Challenge de la Girandola- oltre alla Tevere Remo, fino a due armi per ciascuno, il Circolo Canottieri Aniene, il Circolo Canottieri Lazio, il Circolo Canottieri Roma, Circolo Canottieri Tirrenia Todaro, Canottieri Navalia.

Il campo di gara, su una distanza di circa mt. 450, è il tratto compreso fra Ponte Cavour e Ponte Regina Margherita con l’arrivo allo storico galleggiante San Giorgio della Tevere Remo.

 

IL CONTEST FOTOGRAFICO

Si rinnova nuovamente l’appuntamento con il contest di arti visive realizzato nell’ambito delle iniziative promosse in occasione della Girandola.

I partecipanti sono chiamati ad immortalare, utilizzando dal pennello alla macchina fotografica, l’antica rievocazione storica.

Le opere raccolte saranno visibili sulla pagina Facebook ufficiale della Girandola: le tre che riceveranno i maggiori apprezzamenti dagli utenti, saranno sottoposte al giudizio tecnico del comitato tecnico-scientifico presieduto da Robbi Huner. 

ORGANIZZAZIONE e REALIZZAZIONE della Rievocazione Storica della Girandola© di Roma:

Gruppo IX INVICTA – www.nonainvicta.it

Ringraziamenti:

Volontari della Protezione Civile “Forza di Intervento Minacce Ambientali”, Servizio di Sicurezza del Gruppo IX Invicta per Grandi Eventi e Associazione Carabinieri in congedo martiri di Nassiriya per il servizio che svolgeranno e Protezione Civile di Roma Capitale.

Roma, 27 Giugno 2017

 

“Fire or Regeneration” Angelica Library – Gallery | Rome | MAY 2017

PRESENTAZIONE

FUOCO o della Rigenerazione

Fuoco: Energia, Radiante, Universale, Eccitabile, Entusiasta, Luminosa, Calda, Spontanea e Mobile.

I quattro elementi sono le basi sulle quali si forma l’uomo nell’Universo, tanto nel corpo fisico quanto nello spirito.
Il fuoco interagisce col corpo eterico o vitale, fungendo da mutante dell’elemento aria (campo mentale) acqua (campo emotivo)
aiutando a sostenere le funzioni del corpo fisico (terra).
Lo si percepisce mediante immagini e lampi improvvisi di intuizione con una forte combinazione di volontà, desiderio e necessità
interiore cambiamento esistenziale.
È la creazione e la distruzione, la vita e la morte, l’incontro e il mancato incontro, la riflessione dell’anima umana e la libidine.
È ciò che unisce e separa la materia dallo spirito.
È la luce, la coscienza, il sole, la solitudine, l’amore, la passione, la purificazione.
É l’energia, il colore rosso, la potenza, l’azione, la creatività, la linfa, il sangue che scorre nelle nostre vene.
Muta l’ombra in luce: è rapido, secco, dinamico e attivo.
Rappresenta la forza intraprendente a tutti i livelli.
É l’Arabe Fenice che elimina ciò che esiste per ricrearlo in una nuova dimensione.
Il fuoco distrugge i corpi, ma, a sua volta, spazza, divora i residui e le impurezze rigenerando tutto al suo passaggio al fine di evolversi.
È la forza della trasformazione che l’essere umano utilizza alla ricerca della conoscenza e della spiritualità.
Trovare la strada per la pace e la serenità è un regalo magnifico per colui che apre la propria coscienza e decide che c’è di più, molto
di più, intorno a lui.
È il fuoco interiore che, al suo passaggio, rigenera tutto.
Mediante questo lavoro, voglio condividere con tutti voi questa esperienza con la convinzione che siamo creatori delle nostre stesse
vite.

Maria Pacheco Cibils

“La morte in fiamme è la meno solitaria delle morti. È la vera morte cosmica, nella quale insieme al pensatore tutto l’Universo si annienta. Il fuoco è compagno dell’evoluzione.”

Gaston Bachelard

Maria Pacheco Cibils e i suoi rossi RUBEDO | di Barbara Martusciello

E’ una curiosa coincidenza quella che mi pone di fronte a una serie di opere caratterizzate dal colore rosso, perché da tempo porto

avanti lezioni su questo specifico soggetto, oltre ad aver curato mostre anch’esse basate su questo magnifico tema, che ha origine lontanissima e simbologia ramificata. Per restare in ambito meno remoto, basti citare Vassily Kandinsky che nel suo Lo Spirituale nell’Arte (pubblicato nel 1912 a Monaco dall’editore Reinhard Piper) indica il rosso caldo e dilagante come causa di una vibrazione psichica, forza che agisce nell’interiorità in modo vitalissimo, vivace, irrequieto. Un’irrequietezza che la pittura di Maria Pacheco Cibils ordina e rende positiva sulla tela, strutturando pennellate, segni, gorghi e impasti in una pittura trionfante che pare fatta ad occhi chiusi per “poter vedere” più intensamente (“Io chiudo i miei occhi per poter vedere”, cit. Paul Gauguen).

 

Le radici più manifeste di queste composizioni, costruite tinta su tinta, con densità cromatiche vivide, gestuali e dilaganti, sono indubbiamente rilevabili in quel memorabile corpo a corpo con la pittura di appartenenza Informale; più in dettaglio, in quell’Action Painting americana riferibile, più di altri, a Clyfford Still, il gigante dell’azione pittorica che evocava crepacci, fenditure. Tale riferimento prende in Maria Pacheco Cibils una strada diversa, tutta sua, fatta delle proprie esperienze e della sua vita che entra parcellizzata nei suoi quadri e si mescola ai codici dell’arte. Insomma: quella versione storica, necessaria e soggettiva, di un “io” portato “sul” e “nel quadro” – come si diceva allora –, che, pur dando pura astrazione, pensiero, noumeno, faceva inevitabilmente i conti con l’emotività del singolo nella quale ritrovare anche quella di generazioni e della società di allora, ebbene: qui torna. Nelle superfici della nostra artista riappare, sì, ma con aspetti peculiari, riattualizzando nel tempo di oggi quel fervore come in uno specchio inattuale; si fa dunque, linguaggio altro, incrementato da componenti inedite: di genere. Ecco, così, che ci confrontiamo con un singolare femminile in cui emergono la passione e la gioia, il trionfo di una grammatica visiva che parla tante lingue del mondo. Sono quelle dell’Argentina, del Portogallo e dell’Italia, nazioni che sono culla di Maria Pacheco Cibils che ne ha tratta linfa per dare vigore al suo lavoro artistico; in esso sembrano richiamati rituali della trasformazione: antichi, alchemici ma anche della pittura; ciò perché la creatività ha sempre a che fare con la metamorfosi, come celebrano queste opere, che indicano pure che il percorso portante intrapreso dalla loro formidabile artista è quello della semplificazione, di un palesamento ma anche di un desiderio di appianamento delle apprensioni interne ed esterne all’opera. Dove la selezione cromatica ha profonda importanza.

 

Se “ogni elemento ha un suo colore” – come credeva Paracelso – e si deve badare “con cura al colore elementare che predomina”,

è il rosso a farlo, in queste opere, in cui si dipanano le molteplici valenze metaforiche di questa nuance in tutte le sue declinazioni: lo spirituale e il materiale, l’allarme e l’allarmante, la guerra, il sangue, l’amore, la gaiezza, il calore, la fiamma, laviche incandescenze, la congiunzione degli opposti… Tutto è adottato da Maria Pacheco Cibils come in una festa primordiale nella quale intravedere il rosso dinamismo riunificatore di Gea, feconda energia della terra e della materia ma anche fuoco sacro della creatività. Tra gradazioni carminio, pompeiano, porpora, vermiglione cinabro, saturno, scarlatto, magenta, minio, corallo, cadmio, cremisi fino all’amaranto, al granata, al bordeaux è tutta una celebrazione del rubedo, di una sorta di sposalizio degli opposti pacificati che possono accettare di contenere, su questi grandi quadri, il nero; elemento, questo, della consunzione ma anche del mistero, dell’origine e dell’originario, per nulla negativo, bensì tinta saturnina che contempla la rinascita, e dunque il rapporto con il rosso – nuovamente! – con cui sembra danzare sulla superficie pittorica. Sono solo apparenti le lacerazioni in nero che individuiamo sulla tela: se di fenditure vogliamo parlare, se fossero semmai tali, sarebbe da lì che – parafrasando Leonard Cohen di Anthem (in The Future, 1992) – potrebbe entrare la luce. Luce che ad ogni modo domina nelle mescolanze di Maria Pacheco Cibils: nel colore, negli accostamenti, nel materismo tonale e nell’uso della pittura.

 

La suprema radicalità del rosso | di Adriana Almada

La simbologia del colore è stato un elemento chiave quando consideriamo il fattore pittorico a partire dalle primitiva espressioni nelle caverne fino alla pratica contemporanea. Se c’è un colore la cui energia sembra inondarlo tutto questo è il rosso. radicale, estremo,

carico di simbolismo, il rosso è parte della nostra vita. Si dice che è stato il primo colore designato dall’essere umano data la sua vicinanza con due elementi fondamentali per l’esistenza: il fuoco e il sangue.

Nel corso della storia e attraverso le differenti civilizzazioni, il rosso ha acquisito distinti significati e persino contraddittori, che vanno dall’erotismo, la passione, la minaccia, l’ira e la violenza fino alla più alta aspirazione mistica, così come la nobiltà, la ricchezza e la felicità.

Sì, il rosso è fuoco. Però non solo il fuoco della catastrofe ma anche il fuoco spirituale che propizia stati elevati di coscienza. La recente suite pittorica di María Pacheco Cibils sembra trattenersi in questa istanza del rosso. Dal tratto deciso e fine fattura, le sue tele

esibiscono le differenti gradazioni del colore, dalla sfumatura subitanea appena contaminata di giallo fino al già macerato che si volge

al porpora scuro o all’ocra melanconico. Si dice che il rosso ha più di cento tonalità l’artista si immerge in esse, esplorando le sue possibilità cromatiche e simboliche. Le sue tele rivelano zone instabili che vanno dalle profondità ignee della natura fino alle fiamme

della consumazione spirituale. Così, potremmo vedere in questa suite le vicissitudini di un percorso interiore.

Sarebbe troppo semplicistico rimandare all’astrazione quando si pensa che la pittura di María Pacheco Cibils. Le sue superfici dilatate assumono il profilo dell’umano nelle sue lotte e fallimenti, nelle sue tentazioni e utopie. E lo fanno, nel silenzio statico della esplosione-implosione di un rosso che avanza coprendolo tutto. Come la vita. Come la morte. Come la notte e il giorno.

COMUNICATO STAMPA

Maria Pacheco Cibils
“Fuoco o della Rigenerazione”
Testo critico in catalogo di Barbara Martusciello

24 maggio 2017 ore 18.00 | Biblioteca Angelica – Galleria | Roma

 

Mercoledì 24 maggio 2017 alle ore 18.00 si inaugura a Roma la mostra di pittura “Fuoco o della Rigenerazione” dell’artista argentino-portoghese Maria Pacheco Cibils,con una presentazione in catalogo di Barbara Martusciello,presso le sale della Galleriadella Biblioteca Angelica (MiBACT), prestigioso spazioespositivoadibito alle mostre di arte contemporanea.

Maria Pacheco Cibils presenta, in questa sua prima esposizione personale in un ambito istituzionale, ventotto dipinti di grande formatoappartenenti ad una serie centrata su uno dei quattro elementi naturali: il Fuoco. Sono composizioni costruite essenzialmente tinta su tinta, con pennellate materiche, segni, vortici etexture organiche, densità cromatiche nitide e dinamiche, dalle quali traspare una irrequietezza positiva, un fuoco interiore che possiede forza rigeneratrice.

Sono evidentii riferimenti alla pittura informale, in particolare all’Action Painting di Clyfford Still, i quali tuttavia si mescolano con le esperienze personali dell’artista, attiva tra Argentina, Portogallo e Italia.

In tutte le opere esposte, il Fuoco è dunquesimbolo di luce, coscienza, solitudine, amore, passione, energia, creatività, distruzione e purificazione.È metafora della forza di trasformazione dell’essere umano alla ricerca della conoscenza e della spiritualità.

Maria Pacheco Cibils è una designer e artista argentino-portoghese. Il suo lavoro spazia tra architettura di interni, ristrutturazioni, ambientazioni, scenografie, realizzazione di abiti, costumi di scena, oggetti d’arte e gioielli, pitture e installazioni.Ha realizzato numerose presentazioni e performance per pittori e fotografi. Creatrice di vari marchi, ha sviluppato prodotti e grafica degli stessi in Argentina, Paraguay e Italia.Attualmente lavora tra Italia e Argentina.

FUOCO, o della Rigenerazione Oltre 2000 visitatori alla prima italiana dell’artista Maria PachecoCibils

Un elemento naturale che scuote il cielo e fa tremare la terra, che annienta l’acqua, ma la riassume e la riconsidera in sé. Un’esplosione e poi il calore:“Fuoco” èla passione travolgente, il colore rosso che arde, il brio che si spande, l’anima che affonda e la mente che sprofonda.

Ha riscosso enorme e inaspettato successo “Fuoco, o della Rigenerazione”, l’esposizione a firma di MariaPachecoCibils, l’artista dalla doppia origine argentino- portoghese così orgogliosamente mostrata, che ha animato la Galleria d’Arte Contemporanea della Biblioteca Angelica di Roma dal 24 maggio all’11 giugno scorsi. Oltre 2000 i visitatori che hanno potuto godere di un tema rivisitatoin maniera inedita e passionale, nato dall’estro creativo di una delle artiste più interessanti del panorama internazionale:come un vulcano in eruzione,il suo gesto rapido -che la fa avvicinare alle soluzioni estreme dell’Action Painting – è pronto a distribuire la propria lava emotiva e incandescente sullo sguardo dello spettatore.

Sono televeloci, ma al contempo meditative, infatti, quelle della pittricedalla caratura unica, per la prima volta in Italia in ambito istituzionale: la nutriva da molto tempo, Maria, la volontà di operare con l’unico elemento che mira verso l’alto, il più puro secondo la lezione aristotelica, e sulla continua ricerca stilisticadella forma/non forma.

E per farlo – nei ventotto dipinti di grande formato in esposizione – da novella Prometeoquale si è rivelata,ha approfondito il celebre pensiero di Eraclito, secondo cui “il fuoco è un’entità che mutando resta simile” e il suo soggetto, assurgendo a grande metafora esistenziale, si è così mutato nella forza di trasformazione dell’essere umano alla ricerca della conoscenza e della spiritualità.

L’intera produzione è così risolta nellostudio di un elemento archetipo forgiato e levigato, come fosse la fucina di un fabbro che con sapiente maestria, con la consapevolezza che ogni forma è già esistente in natura, riesce a coinvolgere colui che guarda. È così che lungo il corridoio si sono alternate composizioni equilibrate,costruite essenzialmente tinta su tinta, con pennellate materiche, segni, vortici e texture organiche, densità cromatiche nitide e dinamiche.

Una poetica quasi mitologica già ben delineata, dunque,dalla quale traspare un’irrequietezza positiva, ispirata allaforza e alla potenza di tutti gli elementi naturali, muse ispiratrici di questa nostra artistadalla potente attività creatrice.

Numerosa la rappresentanza dei Vigili del Fuoco, accorsa all’esposizione, eroi di ogni giorno che, al contrario, hanno a che fare contro la furia devastatricedi Efesto: «Per me il fuoco è un amico – ha tenuto a chiosareloro l’artista– l’elemento che contiene in sé anche il suo contrario. È il fuoco della rigenerazione, appunto, che brucia tutto il superfluo per giungere all’essenza: per questo motivo sento che la mia riflessione non è ancora finita, sento di dare ancora molto a questo soggetto che vivo nella mia intimità come la sublimazione perfetta dei luoghi che mi hanno generata e in cui ho trovato la possibilità di esprimermi come artista e come donna».

Un percorso che non è mai uguale a se stesso, dunque, che fa dello slittamento di significato e del rovesciamento di prospettiva il tema centrale della riflessione pachechiana e della sua produzione artistica.«Il mio atto creativo è complesso e non si ferma soltanto all’osservazione – continua la Pacheco–Le mie sono figure che ho nutrito nell’anima sin da bambina: ho portato dentro la mia terra di fuoco, fino a farla confluire con l’espressione naturale più alta, ovvero l’esplosione in cima al vulcano…  ».

Dopo il momento espositivo, Maria PachecoCibils, da novella demiurga, si è concessa, infatti, una lunga parentesi contemplativaattraversando i campi lavici del Meridione d’Italia, per approfondire le dinamiche che si celano dietro al fuoco che forgia la terra.È in questi luoghi che il “più puro”, la sua fiamma, impatta le nostre vite, giungendo a riequilibrare e recuperare l’intimo legame con la natura.

Non finisce, dunque, la ricerca di questo “fuoco interiore”, l’unico che nasconde ed esprime in sé il suo esatto contrario, perché, in fondo, come all’estremità di quel corridoio, la lava nera diventa mare al tramonto con riflessi lunari, dando vita a immagini che si traducono in pure emozioni…

 

The Exhibition Catalog is published in three languages ​​Italian Spanish and Portuguese by Sabinae Editions (which you can reach by clicking on the image) and available online.

 

PERSONAL SHOW: “INTERIOR FIRE” | ROMA ART WEEK | OCTOBER 2016

FUOCO INTERIORE | A project by Maria Pacheco Cibils

“The real journey of discovery is not to look for new lands but to have new eyes”
Voltaire
Fire: Dry, Hot, Ascending, Moving, Red, Mutant.
This work forms part of a fire, fire as the inner light that activates it
creativity.
Painting is the medium as a language of life, matter, and language, as expressive language,
bright and poetic.
When entering into a state of silence and observation of the deep, we go through the path that exists there
leads to the intimacy of being.
It is here that in total purity and vital energy, which with impetuous force translates into essence, begins to arise,
courage, emotion, sensitivity, authenticity, and enlighten the conscience.
An inward and profound journey, which is to all that is latent to awaken and transform, playing
with colors, “textures” and lights, discovering new ways and new dimensions